|
SEMINARIO DI INFORMAZIONE E "PROVOCAZIONE" PER LA STAMPA:
CHIMICA
& VERNICI: RISCHIO O PROTEZIONE PER L'AMBIENTE DOMESTICO?
 |
Siamo sicuri che
"naturale" significa necessariamente "salutare" e che "chimico" equivale
sempre a "dannoso"?
Questo binomio, frequentemente utilizzato nella comunicazione
relativa alle vernici per l'ambiente domestico, non sempre è
veritiero: anche la Natura, infatti, genera sostanze dannose o tossiche
e, d'altro canto, la Ricerca Tecnologica in campo chimico può dare
origine a prodotti che rendono più salubre il nostro habitat
domestico, aiutando a ridurne l'inquinamento indoor.
ILVA Polimeri - una delle principali aziende chimiche italiane e
leader europeo nella produzione di vernici per legno – ha approfondito
la Ricerca in materia di vernici per legno e qualità dell'ambiente
domestico, misurando e definendo con dati concreti il limite
di concentrazione per il quale una sostanza è nociva e sviluppando
prodotti vernicianti che aiutano concretamente a migliorare il comfort,
la qualità e la sicurezza dell'ambiente domestico.
Al Palazzo delle Stelline
di Milano, ILVA Polimeri ha presentato alla stampa i risultati della
Ricerca
"Vernici per arredamento e qualità dell'ambiente domestico"
invitando a discuterne autorevoli figure di riferimento e i giornalisti
presenti in sala.
Negli ultimi anni il tema dell’inquinamento indoor desta un interesse
sempre maggiore soprattutto nei paesi più sviluppati, in parallelo alla
crescente attenzione per la sicurezza e il benessere dell’essere umano
nell’ambiente abitativo e, più in generale, per l’inquinamento
ambientale.
ILVA Polimeri è stata la prima Azienda italiana a dedicarsi
allo studio di questa problematica nel proprio settore, ricevendo oltre
5 anni fa dal Consorzio Interuniversitario Nazionale della Chimica per
l’Ambiente l’importante riconoscimento “premio Chimica per l’ambiente”
per il primo prodotto per la verniciatura dei mobili in legno concepito
con l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni indoor.
Come capire qual’è la reale soglia di pericolosità delle diverse
possibili fonti di inquinamento domestico con cui possiamo entrare in
contatto? Quali soluzioni la Ricerca chimica può offrire per ridurne al
minimo l’impatto sul nostro organismo?
In quest’ottica ILVA Polimeri ha portato avanti le ricerche sulla
delicata problematica della qualità dell’ambiente domestico, riportando
i risultati delle sperimentazioni eseguite nella documentazione
presentata oggi nel corso del seminario, presentando dati oggettivi,
riferimenti a numeri, norme, concentrazioni, soluzioni concrete.
Oltre a presentare dei risultati tecnico-scientifici, con questo
seminario ILVA Polimeri ha voluto soprattutto promuovere un’iniziativa
rara da parte del mondo della produzione: aprire un dialogo
“provocatorio” con gli organi di informazione, per sfatare alcuni falsi
miti e per far luce sulla apparente contrapposizione Naturale = Salutare
vs. Chimico = Nocivo.
Che cosa è veramente pericoloso e che cosa no? Quali sono i confini fra
il pericoloso ed il non pericoloso?
A questa domanda non è semplice dare una risposta e, soprattutto, è
impossibile darla senza tenere in considerazione l’evoluzione della
tecnologia, della conoscenza, della sperimentazione.
Sul mercato e tramite i media i
consumatori vengono bombardati di
informazioni relative a vernici “ecologiche” o “naturali“ che si
attribuiscono un presunta mancanza di nocività in virtù delle componenti
di origine naturale di cui sono costituite ( oli, cera d’api, estratto
di limone, resina degli alberi, tuorlo d’uovo, latte, alghe, etc.). Sono
messaggi certo suggestivi ma spesso fuorvianti e approssimativi, in cui
si registra l’assenza totale di definizioni scientifiche appropriate e
dimostrate.
Ricorrendo a puntuali analisi di laboratorio, con strumenti avanzati e
sofisticati, ILVA Polimeri dimostra che spesso i prodotti vernicianti
ottenuti da intesi chimica non solo sono meno nocivi ma spesso
contribuiscono anche a contenere le emissioni naturali del legno.
Buona parte delle sostanze emesse provengono infatti dalle componenti
naturali del pannello, in particolare i terpeni, dei solventi organici
estratti dalle piante e classificanti “ irritanti” dalle leggi nazionali
e comunitarie. Ricorrendo a protezioni scientificamente studiate quali i
cosiddetti “film barriera” (come nel caso di Hecorad®), si riesce a
ridurre in maniera estremamente significativa la quantità di emissioni
che vengono prodotte dal pannello, proteggendo in questo modo sia
l’utilizzatore che l’ambiente domestico nel suo complesso.
Che fare dunque in un ambito così complesso e pervaso da informazioni
spesso poco corrette e approssimative?
Guido Cinti, Direttore pianificazione tecnica Ivm Group - ILVA Polimeri,
ha sostenuto la necessità di innescare dei percorsi virtuosi: “il mondo
della produzione ha il ruolo tecnico-scientifico ed etico di intervenire
nel gap che spesso si riscontra fra l’acquisizione della conoscenza e
l’effettuazione della regolamentazione, introducendo sul mercato
prodotti alternativi più sicuri e meno dannosi, senza aspettare che si
compia il lungo e - per forza di cose - complesso cammino per
l’attuazione di una normativa”.
Fondamentali, secondo Franco Bulian, Direttore della Ricerca Catas,
la
qualità e la correttezza informativa, a fronte di una confusione
notevole dove termini come “qualità ecologica” e “qualità biologica” si
confondono anche nelle normative tecniche :
“La carenza - afferma Bulian - riguarda maggiormente il passaggio di
informazioni tra tecnici e consumatori finali, i quali, pur sensibili a
questo tema, si ritrovano troppo spesso in balìa di informazioni poco
comprensibili o basato esclusivamente su un approccio di tipo
emozionale. La scarsa conoscenza dei riferimenti normativi determina a
volte richieste di tipo generico anche in importanti capitolati
d’acquisto creando difficoltà nel fornitore e rispose ambigue.
L’impulso in questo senso potrebbe derivare anche da atteggiamenti etici
da parte dei produttori e da mirate campagne di informazione.”
“Un’ulteriore riflessione – continua Bulian - merita di essere fatta
sulla possibile proposizione attiva della qualità ambientale dei
prodotti made in Italy: è innegabile che la sensibilità su questi temi
da parte delle aziende italiane, per vocazione, tradizione e anche per
rispetto delle normative, potrebbe essere considerata anche come
un’opportunità da ‘spendere’ per promuovere i propri prodotti nei
confronti di alcuni concorrenti stranieri certamente meno coinvolti su
questi temi.”
“La sostenibilità del benessere individuale e collettivo - sottolinea
Alberto Campolunghi, architetto e Docente dell'Istituto Europeo del
Design - esige modificazioni degli assetti istituzionali, e un
cambiamento non solo economico e sociale, ma nello stesso stile di vita
della comunità. Il problema si pone dunque su un piano più ampio, quello
cioè dei valori culturali e morali della nostra società.
Qui entra in gioco il progetto come utopia, il design come contributo di
cambiamento radicale, possibile solo ed esclusivamente con il supporto
tecnico e scientifico delle aziende attente e responsabili che si fanno
carico del loro “tassello” nell’ambito della rete sopra citata.
Aziende e produttori che in linea con i mutamenti delle “società felici”
fanno dell’ascolto e non solo del bieco profitto lo strumento di
indagine e di miglioramento delle qualità del proprio prodotto. Come
dimostra, pur con contributi necessariamente sintetizzati, ILVA
Polimeri, anticipando le normative e attraverso una ricerca sempre
attenta a migliorare la qualità del proprio prodotto per rispondere a
latenti esigenze di consumatori che sono sempre più vigili sul proprio
benessere.
E’ fondamentale che ci si faccia carico ognuno per le proprie
predisposizioni e capacità, della comprensione del livello di rischio di
ogni fattore inquinante, in modo determinato e sereno.
La percezione di un livello di rischio dipende infatti dall’ampiezza di
trattazione da parte dei media, dalle proprie componenti personali,
psicologiche e cognitive.
La stampa e la Tv svolgono un ruolo determinante nella comprensione del
livello di rischio di un fattore inquinante a seconda di come viene
trattato l’argomento, a volte l’atteggiamento scandalistico e
allarmistico danneggia la corretta visione di un problema ambientale”.
La scienza, al contrario - ha proseguito “ contribuisce in maniera
determinante alla comprensione dei rischi in funzione di come definisce
i fattori, li articolato e li espone alla percezione dell’opinione
pubblica “.
“Il trait d'union tra ILVA e VERO LEGNO– spiega Ludovica Nera,
direttrice di Vero Legno - è fondato principalmente su questa filosofia
adottata con passione e convinzione da entrambi gli attori: garantire al
consumatore e all’operatore che usa le vernici la massima trasparenza
nell'informazione sul prodotto prima ancora di parlare dei pregi del
prodotto stesso, della sua qualità, delle sue caratteristiche ecc.
Va da se che se si comunica in modo trasparente, vuol dire che si è
perfettamente in grado di garantire al contempo anche la qualità del
prodotto e la serietà dell’azienda.
Quando un’azienda comunica in modo trasparente significa, oggi più che
mai, che ha colto appieno le problematiche del nostro tempo:
- la forte concorrenza: il consumatore è sempre più attento,
scolarizzato e quindi in grado di fare domande precise sul prodotto
prima di acquistarlo. E se non trova soddisfatte queste sue necessità,
si volge altrove;
- la salvaguardia dell’ambiente: è un argomento che tutte le aziende non
possono più trascurare, a maggior ragione quelle che usano il legno per
la loro attività o producono o usano vernici.” |